17 gennaio 2017

C'era una volta la 'ndrangheta

«Lamezia mi ha sempre accolto bene, c’è contraddizione ma è anche una città molto vivace sul piano culturale rispetto ad altre zone della Calabria». 
A dirlo è Nicola Gratteri, durante la presentazione alla libreria Tavella, del suo ultimo saggio, scritto insieme al professor Antonio Nicaso, Padrini e Padroni. A parlare con il procuratore Capo della Dda di Catanzaro è il dottor Marco Petrini, giudice alla Corte di Appello di Catanzaro.

«Come hanno fatto i padrini a diventare padroni?» 

«C’è lo chiedevamo da anni con Antonio Nicasio, nel libro Dire e non dire abbiamo raccontato la pancia della ndrangheta (dal 1860 a oggi). Negli archivi di Stato della città di Reggio Calabria abbiamo trovato una vasta mole di documentazione che ci ha permesso di tracciare la sua nascita ed evoluzione. Nell’Europa del ‘700 c’erano i “ladri di polli”, solo in Italia nell’Ottocento diventano mafia. Perché? La risposta a questa domanda la troviamo nella lotta per il rinnovo del consiglio comunale di Reggio Calabria nel 1869, quando, durante la campagna elettorale furono tanti e tali gli episodi criminali denunciati che il Prefetto fu costretto ad annullare le elezioni amministrative. Due liste a confronto: la chiesa e i Borboni da una parte, l’aristocrazia latifondista e il regime dall’altra. I latifondisti assoldano delinquenti per minacciare i candidati clericali. È così che viene partorito il mostro: la picciotteria». La malavita viene messa al servizio dei partiti governativi in tutta la provincia di Reggio Calabria e nel decennio giolittiano questa relazione tra mafia e politica diventa sempre più forte. Per tutto il ‘900 sarà un crescendo continuo….

«Nel 1908 il terremoto distrugge Messina e Reggio C. muoiono oltre 100mila persone. Viene concepita la prima legge per distribuire il “pesce” ma non la canna, per creare il vassallaggio. Il governo centrale stanzia quasi 190 milioni delle vecchie lire per la ricostruzione. Molti di questi soldi finiscono nelle tasche di capi mafia e politici, contribuendo a prolungare i tempi e la qualità della ricostruzione. Si mandano i soldi ma la popolazione non deve reagire non deve lamentarsi ed è a questo che serve la picciotteria».
Ci sono voluti decenni perché il processo di ricostruzione fosse completato. Le due città sono state trasformate in enormi baraccopoli.

 «Ci sono vie importanti, ancora oggi, intestate a quegli stessi politici che hanno chiesto aiuto alla ‘ndrangheta ma nessuno arrossisce, a nessuno degli amministratori viene in mente di cambiare quei nomi. Qualsiasi cosa si scopra c’è assuefazione, non ci s’indigna, si continua al massimo a fare una risatina. Noi adulti che abbiamo il potere di fare qualcosa e non lo facciamo come possiamo insegnare ai nostri figli a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato»?

Nel libro Acqua santissima abbiamo raccontato le storie dei tanti sacerdoti e vescovi che fin dall’Ottocento hanno accettato le logiche della 'ndrangheta, e dei pochi che, invece, hanno avuto il coraggio di denunciare.
«Abbiamo scritto che in contrada Anna a Melito Porto Salvo c’è attaccata alla parete della Chiesa una lapide: "Chiesa ristrutturata dono della famiglia Iamonte", nota cosca calabrese. La Chiesa ha preso un’intera pagina di giornale per attaccare il libro. Abbiamo dimostrato come la festa della Madonna di Polsi fosse un importantissimo evento per la ‘ndrangheta: ogni anno, infatti, davanti al Santuario c'è la ratifica del capo crimine. Il vescovo ha detto che “a noi queste cose non interessano, guardiamo il volto santo di Maria”. Si è persa la sensibilità di vedere queste ipocrisie, quando finiremo di far finta di non vedere»?

Negli anni ’70 con i sequestri di persona la ‘ndrangheta si arricchisce. Il figlio mangia la mamma, vengono sequestrati i figli della borghesia. E poi c’è l’invenzione della Santa, riservata all’élite criminale calabrese, con cui comincia a mutare il rapporto di forza con la politica: «con la Santa, la ‘ndrangheta ha sovvertito la subalternità che aveva nei confronti della politica. Si garantisce la doppia affiliazione con l’ingresso degli ‘ndranghetisti nelle logge massoniche, diciamo deviate, per una gestione congiunta del potere». É questo il salto di qualità: la ndrangheta non si accontenta più di partecipare alla costruzione di un’opera ma è lei stessa che decide quale e se un’opera deve essere realizzata.


Il procuratore si chiede: «Fino a quando si farà finta di non vedere? Perché il vero problema sono stati i decenni di sottovalutazione. Con le inchieste ‘Primavera’ ed ‘Armonia’, avevamo cercato di dimostrare l’unitarietà della ‘ndrangheta, partendo dalla sentenza scritta nel 1970 dall’allora presidente del Tribunale di Locri, Marino. Già allora , in quella sentenza, si parlava di ‘ndrangheta unitaria. Ma la Corte d’appello di Reggio Calabria non confermò la nostra tesi considerata valida dai giudici di Locri”. Ci sono voluti 40 anni dal ’70 al 2010 per poter parlare di unitarietà, con la sentenza della cassazione che ha confermato: “l’organizzazione unitaria e non parcellizzata, anche nelle sue propaggini al Nord e nelle altre parti d’Italia della ‘ndrangheta”. Quanti decenni si sono persi?».

Tutto questo ora ci ha portato al punto che la ‘ndrangheta è leader mondiale del traffico internazionale di cocaina ed ha così tanti soldi sporchi da pulire che la sua unica e principale preoccupazione è come farlo. «Soltanto una minima parte dei proventi del traffico di cocaina arrivano in Colombia, Bolivia, Venezuela o Perù, dove si produce la coca, la maggior parte rimangono e vengono reinvestiti in Europa.» Il prezzo medio di un chilo di pasta di coca è 735 euro, che diventano 1020 euro quando si ottiene la cocaina base. La ndrangheta la paga anche 1200 euro al chilo. La rivende ai grossisti albanesi o ai nigeriani agli americani a 35 mila euro al chilo. Al dettaglio, nelle piazze delle metropoli del Nord, frutta 245 mila euro. E nel mercato finanziario europeo, i soldi possono circolare liberamente, senza problemi, c’è un sistema che permette di riciclare il denaro sporco, le regole dei padroni della cocaina: la nostra Europa è una grande prateria dove tutti i broker sono liberi di pascolare”. A Londra nelle università insegnano che non ci si deve preoccupare da dove i soldi arrivino ma solo a soddisfare sempre il cliente a non sbagliare un investimento. I soldi sporchi sono talmente tanti che può capitare, di combattere per un’intera nottata con il sonno per cercare, di contarli con quelle macchinette delle banche, senza riuscirci..

Piccola digressione a proposito della finanza, Diego Fusaro scrive:
il sistema finanziario sta conducendo una vera e propria offensiva ai danni della classe lavoratrice e della classe media, nella forma della “rivolta delle èlites”, ossia della rivoluzione finanziaria con cui le oligarchie si stanno prendendo tutto, derubando senza ritegno lavoratori, risparmiatori e classi medie. È questa la cifra delle rapine legalizzate con cui, nell’arena globale, le èlites finanziarie derubano a norma di legge le classi medie e quelle lavoratrici, sempre più unite nell’essere parti della nuova plebe precarizzata.
Continua il Procuratore: «la strategia di contrasto alla criminalità in Italia è insoddisfacente. Insisto molto sull’informatizzazione del processo penale per velocizzare i tempi, perché i problemi diventano ossessioni se non si risolvono. La credibilità passa anche da questo: risolvere i problemi della gente. Far funzionare il processo penale significa eliminare la prescrizione. Chi ha potere e vive border line sa che avrà sempre a che fare con la giustizia e lo utilizzerà sempre perché certe norme legislative non vengano approvate».
È un racconto pesante quello di Gratteri, un magistrato che sa da che parte deve stare. La commissione da lui presieduta ha preparato una serie di articolati di legge per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità. Non è un problema di schieramenti. Le proposte della commissione sono state consegnate a tutti i parlamentari. Chiunque potrebbe farle proprie. Nessuno ancora l’ha fatto. Ci chiediamo, da che parte stanno i 945 parlamentari della Repubblica Italiana ?


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