27 novembre 2016

2MILIONI DI EURO AD AVIOSUPERFICIE PERDUTA

“La natura non va forzata ma persuasa. La persuaderemo soddisfacendo i desideri necessari, ed anche quelli naturali, purché non portino danno, ma respingendo fortemente quelli che siano nocivi”.
Lo diceva già il filosofo greco Epicuro nel 300 A.C. che la Natura non andava danneggiata. Gli antichi rispettavano la sua importanza. Noi NO.

La natura ha leggi che possono anche non tener conto delle caratteristiche umane, tuttavia non  avversano la sopravvivenza dell'uomo. Se e quando la natura apporta dolore all’uomo, spesso dipende dagli effetti che le sue stesse azioni provocano sul pianeta: restituisce il danno che le è stato arrecato. L'essere umano è l'unico che può causare un’offesa irreversibile alla natura e i danni a volte sono così macroscopici che stentiamo persino a credere che siamo stati noi a provocarli; preferiamo pensare che esistano delle leggi la cui comprensione in parte ci sfugge.
L’uomo è l'unico "animale" che prova nei confronti della natura un senso di superiorità. Lo dimostra continuamente: inquinandola, disboscandola, cementificandola… o costruendo aviosuperfici- aeroporti.

Il consigliere comunale di Scalea del M5S, Renato Bruno, è intervenuto più volte sull’aviosuperficie della Riviera dei cedri nell’alto tirreno cosentino perché: «quella struttura è costruita dove non dovrebbe stare». La pista, come segnalato anche da Italia Nostra, ricade in una zona soggetta ad alluvione, a «elevata pericolosità idraulica» e a «elevato rischio idraulico» così come dichiarato  dall’Autorità di Bacino della Regione Calabria nel Piano di assetto idrogeologico. Per di più, l'infrastruttura è vicinissima alla zona di protezione speciale «Pollino e Orsomarso» ed è “parzialmente ricompresa nel Sito di interesse comunitario: “Valle del Fiume Lao”.

Grazie alle segnalazioni di Italia Nostra il ministero dell'Ambiente ha chiesto, con nota del 6 ottobre, alla Regione Calabria, di riscontrare direttamente le osservazioni avanzate; è quello che comunica ai cittadini il Presidio di Praia Mare dell’Associazione.

E allora cosa ci fa un’aviosuperfice in questa zona? Infatti non sarà un’aviosuperficie, figurarsi se le Regione non faceva orecchie da mercante alle proteste di comuni mortali, si faranno le cose più in grande: è di fine ottobre la notizia della decisione del Presidente, Mario Oliverio, e dell’intera giunta regionale di modificare l’aviosuperficie in aeroporto. E non è un caso che l’iter burocratico della sua costruzione, che oggi riprende, sia iniziato nel 2000 grazie ad un finanziamento di circa 25 miliardi delle vecchie lire, messo a disposizione dall'allora Patto dell'alto Tirreno cosentino (costituito da 14 comuni) e dalla Provincia di Cosenza presieduta per 10 anni  dallo stesso Mario Oliverio.

Il consigliere Bruno insieme al deputato Parentela del M5S hanno chiesto al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, se «non sia urgente avviare un’indagine conoscitiva». Nell’interrogazione del 21 settembre, ancora senza risposta, si chiede come sia stata possibile la costruzione dell'aviosuperficie in una zona soggetta ad alluvione ed in contrasto con i vincoli dell'articolo 142 del D.Lgs.42/2004 che prevede «aree di rispetto di 150 metri dalle sponde dei fiumi, torrenti e corsi d'acqua […] e di 300 metri dalla linea di battigia costiera del mare e dei laghi». E non c’è bisogno neanche di ricorrere a misurazioni per verificare la vicinanza del fiume o della spiaggia o della stessa strada alla pista del futuro aeroporto. Basta osservare le immagini o camminare un po’ nella zona.


Va bene togliamo l’importanza della natura e pensiamo ai soldi: almeno porterà nuovi posti di lavoro? 
Di certo l’aeroporto sarà gestito per i prossimi 25 anni dal Gruppo Barbieri, società a responsabilità limitata di Sangineto (CS) che si è aggiudicata un bando pubblico, a cui non ha partecipato nessun altro, offrendo un ribasso di appena 9mila euro sulla quota di 2milioni di euro di fondi pubblici. Soldi delle nostre tasse da investire nel futuro aeroporto  di Scalea che, come specificato già in partenza nel bando, non genererà entrate sufficienti per coprire tutti i costi sostenuti per la sua realizzazione. 






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